DOFYr4v-yiasbaStB4p4HmZHscsqNvfTr2lg6g1wDOs
Operiamo in tutto il territorio Nazionale
+393921886833
posta@grafologico.it

Ma lo sai che…………

fallaces sunt rerum species

Breve storia della penna a sfera detta “Biro”……………………………………………………………..

John Loud, un conciatore di pelli statunitense, nel 1888, brevetta una penna senza pennino capace di trasferire l’inchiostro alla pelle per mezzo di una sfera girevole. In seguito brevetta altri strumenti simili, senza produrne nessuno su scala industriale.
Per la prima penna a sfera che scrive su carta bisogna attendere il 1935. Due cecoslovacchi, Frank Klimes e Paul Eisner commercializzano una penna in cui l’inchiostro è forzato verso la sfera da un pistoncino, chiamandola ROLPEN .
Nel 1943, l’Ungherese László József Bíró, produce in Argentina la sua prima STRATOPEN
Biro scelse l’Argentina in quanto anni prima conobbe il presidente argentino Augusto Justo. Il quale, vedendolo usare una penna senza pennino, lo invitò a produrre quello strumento in Argentina.
Nel 1944 l’invenzione di Biro varca i confini Argentini. Le aviazioni inglese e americana cercano una penna pratica da usare, che non spanda come le stilografiche in alta quota e offrono grosse commesse.
Ora l’interesse si sposta tutto nel mercato americano, nel 1946 si vende in USA anche la BIROME che per la sua migliore qualità presto s’impone sul mercato. Va precisato che la penna a sfera non era allora venduta a prezzi popolari e i costruttori ci guadagnavano moltissimo. La penna BIROME costava 20$.
Nel frattempo Marcel Bich compra il brevetto della penna a sfera, nel suo laboratorio in Francia lavora per un paio d’anni a migliorare il prodotto, a renderlo veramente affidabile e producibile in grande scala a prezzo minimo. Puntando al grande mercato statunitense in particolare e a quello globale in generale.
Nasce la BIC in vendita dal 1950 ad oggi con oltre 100 miliardi di penne vendute in tutto il mondo. Bich (1914 – 1994) naque a Torino in Corso Re Umberto e divenne cittadino francese nel 1932


Indovinello Veronese……………………………………………………………………………………………………

“se pareba boves alba pratalia araba albo versorio teneba negro semen seminaba”

si tratta di un indovinello fondato su un’antichissima metafora: il confronto fra l’aratura e la scrittura.
Risale al sec. IX è di origine veronese ed è considerato uno dei primissimi documenti della lingua e letteratura italiana.
Infatti è un latino imperfetto e molto vicino al volgare che si andra’ sempre piu’ affermando nel corso dei secoli successivi.
La traduzione è: assomigliava ai buoi. arava prati bianchi, aveva in mano un bianco aratro e seminava un seme nero.
La metafora è chiara: i buoi sono le dita, l’aratro è la penna, il bianco prato è la pergamena e il seme nero è l’inchiostro.
Probabilmente chi loscrisse memmeno si rendeva conto che stava usando una lingua diversa dal latino che usava di solito.

Si ringrazia la Dott.ssa Daniela D’ANGELI


Platone – Fedro –

Socrate – Dunque chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, e deve ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s’immagina che le parole scritte siano qualcosa di piú del rinfrescare la memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto.

Fedro – È giustissimo.

Socrate – Perché vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I prodotti cioè della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di chi non ci ha nulla [e] a che fare; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può difendersi né aiutarsi.

Fedro – Ancora hai perfettamente ragione.

Socrate – E che? Vogliamo noi considerare un’altra specie di discorso, fratello di questo scritto, ma legittimo, e vedere in che modo nasce e di quanto è migliore e piú efficace dell’altro?

Fedro – Che discorso intendi e qual è la sua origine?

Socrate – Il discorso che è scritto con la scienza nell’anima di chi impara: questo può difendere se stesso, e sa a chi gli convenga parlare e a chi tacere. […]

(Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 790–792)

 

error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: